Il labirinto che realizzo — che sia un labirinto da dito in legno o Corian, un pannello da parete o un tavolo — riprende il disegno dell'antico labirinto di Chartres: un unico percorso, senza bivi e senza vicoli ciechi. Non ci si può perdere, nel senso di sbagliare strada: si può solo perdersi nel senso buono, lasciando andare per un momento il bisogno di controllare tutto, per poi ritrovare la via che riporta al centro.
Un pezzo unico, non di serie
Ogni labirinto che trovi qui è un pezzo unico. Nessuno nasce da una produzione in serie: li lavoro uno alla volta.
Mentre lavoro ogni pezzo, ascolto dei mantra. Lo faccio per dargli più forza ed energia, prima che arrivi nelle tue mani.
Due modi di percorrerlo
Il labirinto da dito si traccia con un dito, seguendo l'incisione con lentezza. Basta un minuto o due: è pensato per una pausa breve, anche in mezzo a una giornata piena — sulla scrivania, prima di una chiamata, tra un impegno e l'altro.
Il pannello da parete o il tavolo restano un punto fermo in casa: si possono osservare, toccare, o semplicemente avere sotto gli occhi come richiamo silenzioso a rallentare. Alcuni li percorrono con lo sguardo, altri con la punta delle dita, altri ancora li usano come oggetto su cui posare le mani mentre si pensa.
Il cammino in tre tempi
Non ci sono regole rigide, ma tradizionalmente il percorso si vive in tre momenti:
- Andata — si entra e si segue il percorso verso il centro, lasciando andare pensieri e tensioni, un passo (o un movimento del dito) alla volta.
- Al centro — ci si ferma quanto serve. È il momento della pausa, per ricevere quello che arriva: un respiro, un'idea, semplicemente silenzio.
- Ritorno — si segue lo stesso percorso a ritroso verso l'uscita, portando con sé quello che si è trovato al centro, per riportarlo nella giornata.
Qualche indicazione pratica
- Non serve una postura particolare né un tempo minimo: anche trenta secondi bastano per prendere una pausa.
- Il percorso è unico e non ha incroci reali: se ci si sente confusi su dove si è arrivati, ci si può fermare e ripartire dal centro o dall'ingresso, senza preoccuparsi di "sbagliare".
- Non c'è un modo giusto di sentirsi alla fine: va bene la calma, va bene la noia, va bene non sentire nulla di particolare. Con la pratica, spesso, cambia quello che si nota lungo il percorso.
Ogni labirinto che realizzo nasce con questo scopo: essere uno strumento semplice, fatto per durare, per fermarsi un attimo e ritrovare — letteralmente, con le mani o con i piedi — la propria strada verso il centro.
Continua il cammino
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